Il mio percorso di vita
Una vita fra amore e poesia
La nascita
Mi chiamo Cinzia Demi e sono nata il 29 marzo 1960. Un curioso intreccio del destino ha fatto sì che, all’anagrafe, la mia data di nascita risulti registrata il 21 marzo. Non ho mai voluto modificarla: forse perché coincide con l’inizio della primavera, stagione che sento profondamente mia.
La primavera, infatti, è per me simbolo di rinascita, di nuovi inizi, di energia che fiorisce dentro e fuori di me.
I miei genitori, Adua e Giancarlo, giovani, forti e pieni di sogni, mi accolsero con amore, presentandomi al mondo a pochi passi dallo splendido mare di Piombino, con l’Isola d’Elba sullo sfondo e quei tramonti rosa che ancora oggi porto nel cuore.
È da quella luce, da quell’orizzonte di mare e bellezza, che ha preso forma il mio primo contatto con la poesia e la vita.
Fu primavera appena iniziata
fu primavera appena iniziata
in un chiacchiericcio di fiori e colori
nel blu del canale visto dal faro
(zaffiro ripreso dagli occhi)
nel rosa antico della sera
tramonto di quarzo sull’Elba
appese le vele del porticciolo
nel vento di scirocco si vide
remare respirare salsedine
(le redini in mano alla ciurma)
un capitano appena spodestato
rinato nella torba del fondale
fu primavera appena iniziata
nella stanza d’ospedale
la finestra
accostata da cui chiamare il nome
il colore della prima figlia
il tepore della famiglia stringere
appena quelle dita di vita
dio, pensi ancora a quello
che dicesti che tu volesti per me
- nasci per fare collane di parole
allungare le ore del giorno
dare voce alle foglie più lontane
appoggiare sul volto il sorriso -
dio, ricordi
sarà così
partirai con me nel viaggio
condiviso fino al ritorno
sarà giorno quando arriveremo
un giorno pieno riconosceremo
la via, la cucina, il canestro del pane
il luogo dove poter stare
tu stammi vicino lo stesso
anche se io mi allontano
adesso fammi raccontare di te
di quelli che scopro e che amo
della gioia della conciliazione
dai forza alla mia voce
e alla penna che scrive e rivive
nella primavera avanzata un pianto
di madre un tenero impaccio di padre
l’abbraccio fammi sentire
e il miracolo del mio divenire
(da: La causa dei giorni, Interno Libri, 2022)
L'infanzia
L’infanzia di Cinzia Demi si svolse felicemente tra le campagne dell’entroterra toscano e il Golfo di Baratti, luoghi che oggi costituiscono una parte centrale della mia geografia poetica. Erano tempi scanditi dai ritmi della natura e dalla condivisione familiare, con una famiglia numerosa che si riuniva nelle festività, rendendo ogni esperienza un fatto collettivo.
A volte quell’aria di continua vicinanza sembrava quasi soffocante, ma oggi riconosco quanto fosse preziosa: mi ha insegnato il valore dell’appartenenza, dell’essere parte di un nucleo familiare unito e solido. Da quei ricordi nascono molti dei pensieri poetici che, con il tempo, si sono radicati in me e hanno preso forma nei miei scritti.
Un libro speciale ha accompagnato la mia crescita e alimentato il desiderio di libertà e di scrittura: “È tutta un’altra cosa” di Ingrid Theissen, edito da Fratelli Fabbri Editori. Raccontava la storia di una ragazza che, superando numerosi ostacoli, riusciva a realizzare il sogno di diventare giornalista. Lo conservo ancora oggi: è stato il mio primo libro formativo.
Durante le scuole medie, ebbi la fortuna di incontrare un’insegnante di lettere appassionata del suo mestiere e follemente innamorata del teatro. Fu lei a trasmettermi l’amore per la Divina Commedia – che recitava a memoria con intensità – e per le letture ad alta voce, le interpretazioni sceniche e drammatizzate dei testi. Esperienze che oggi ritrovo nei miei progetti di lettura performativa e nei miei lavori teatrali.
L'infanzia
L'adolescenza
Durante l’adolescenza, frequentai l'I.T.C. Luigi Einaudi di Piombino, una scuola che sentivo poco affine alla mia indole. In quegli anni era ancora possibile trovare lavoro subito dopo il diploma, e così mi impegnai al massimo, anche nelle materie scientifiche e matematiche che mi mettevano in difficoltà. Ma ciò che mi dava gioia e soddisfazione erano i temi di italiano, spesso letti in classe dalla mia insegnante, che li condivideva perfino con il marito.
Scrivere mi permetteva di esprimere ciò che tenevo nascosto dentro di me. Mi sentivo diversa e la scrittura era il mio rifugio. Passavo ore a studiare e a ricopiare gli appunti con la mia inseparabile Olivetti 32. Le mie fonti di ricerca erano limitate: la vecchia enciclopedia “Vita Meravigliosa” e qualche incursione nella biblioteca civica.
La mia vita sociale era quasi assente. La casa dei miei era lontana dal centro del paese, e ciò contribuiva al mio isolamento. Mi dedicavo alla lettura con passione, qualunque libro mi capitasse tra le mani. In quel periodo apprezzavo soprattutto la prosa: racconti, romanzi, storie, trame, luoghi. Desideravo anch’io scrivere, ma non sapevo ancora cosa raccontare.
Per questo iniziai a riscrivere e reinterpretare le storie dei grandi autori e dei momenti storici che mi colpivano. Analizzavo testi poetici e narrativi, li parafrasavo e commentavo. Da lì nacque la mia passione per le rivisitazioni creative, che oggi rappresentano uno dei tratti distintivi della mia produzione letteraria.
In quinta superiore studiammo gli autori contemporanei. Il più vicino al mio sentire era Ignazio Silone: le sue contraddizioni e riflessioni sociali erano le mie. Piombino, la mia città, era un confine simbolico tra sacro e profano, dove la lotta operaia e la spiritualità popolare convivevano in modo straordinario. Qui i lavoratori del ferro portavano anche il Crocifisso nelle vie crucis del Venerdì Santo. Erano uomini cresciuti a pane, acciaio e rosario, figure che sembravano uscite dal mondo di Peppone e Don Camillo, che sarebbe diventato il tema della mia prima tesi di laurea su Guareschi.
Le donne della mia famiglia non lavoravano fuori casa. Erano maestre nel cucinare, nell’ordine domestico, nel cucire, nel ricamare. Io le osservavo e ascoltavo i loro racconti. Le loro storie, i ricordi, le inquietudini e la vita di periferia hanno ispirato molti miei testi poetici dedicati a figure femminili. In quelle narrazioni ho voluto fermare un momento essenziale della loro esistenza, per dare voce e memoria alla loro vita.
Ha il seno grande Mariannina
ha il seno grande Mariannina
e non solo
fiori e fiori nelle vesti
anche nei resti
della sua lunga epifania
ma l’occhio è piccolo
di chi non ha mai visto
un sorriso di resto
a un conto già pagato
furtiva per le strada
vorrebbe l’amore
a pareggiare
nessuno le può dare
ciò che le spetta
lei dice
e ancora si dice
cambi il suo cotone con la seta
per direzione e non per meta
(da: Incontri e Incantamenti, Raffaelli 2012)
La giovinezza
Tra i venti e i trent'anni, la mia vita assunse colorazioni diverse. Arrivarono il primo impiego, che mi rese indipendente, e una storia importante che, al contrario, mi tolse quella libertà appena conquistata. Cominciarono anche i viaggi inaspettati verso terre lontane, i trasferimenti e le esperienze che cambiarono profondamente la mia visione del mondo.
Fu in questo periodo che nacque mia figlia Alessandra, una presenza con cui fare i conti ogni giorno. Le mie letture si orientarono sempre di più verso la poesia. Iniziai a confrontarmi con i grandi autori e, da quel confronto, nacque la domanda fondamentale: cosa volevo fare davvero della mia vita?
I versi che scrivevo, però, nascevano e morivano sul foglio, privi di forma e di futuro. Erano binari morti, riflesso di una condizione esistenziale che sentivo mia. Il Salento, che all'inizio mi aveva accolta amorevolmente, finì per inghiottirmi nei suoi rituali ancestrali, nei suoi balli di tarantolate e nei profumi intensi delle sue tradizioni. Ero legata ai suoi miti come a totem che rischiavano di farmi perdere la mia vera identità.
Alessandra era splendida: vitale, intelligente, bellissima. Eppure, in quegli anni, mi sentivo più figlia che madre. Amavo mia figlia infinitamente, ma la vedevo come un riflesso di me stessa, non ancora come una persona separata e autonoma. Fu solo attraverso la lontananza, il dolore della separazione, che compresi il vero significato della maternità.
Quando tornammo insieme, fu come partorirla di nuovo: un nuovo inizio per entrambe, un nuovo cammino nato dalla forza del legame materno. In questo percorso di rinascita furono fondamentali l'amore di Maurizio e la nascita del mio secondo figlio, Enrico.
La giovinezza
È nelle zolle
è nelle zolle
perle di verderame
cangiare d’ulivi
e biancospino candore
è nel calore di mimosa
è nel prunalbo
stemprato di mare
e vendemmie
che sta il mio cuore
e che preme
come piede
che affonda la zappa
come schiena ricurva
e sudore che bagna
le mani callose
a svoltare la sabbia
e l’argilla
a rimettere il seme
su quel solido posto
per un nuovo raccolto
che riaffondi radici
che ridia le memorie
come storie e conforto
come terra di padre
ancora nel volto
(da: Il tratto che ci unisce, Prova d’Autore, 2009)
Bologna e l'amore
Con l’impeto dei trent'anni, tutto arrivò velocemente: l'amore, la poesia, una nuova città e un nuovo figlio. L'amore era fatto di passione e stabilità, di interessi comuni e di un forte desiderio di costruire insieme un futuro. Non fu sempre facile, ma si fondava su solide basi: un profondo senso del dovere e una dedizione autentica verso gli altri.
La cornice di questa rinascita fu Bologna, città vibrante, animata da un incessante fermento culturale. Bologna non solo ospitava il nostro amore, ma lo alimentava con le sue mille opportunità artistiche e letterarie.
In questo nuovo capitolo della mia vita nacque Enrico, un bambino dolcissimo che, con la sua gioia contagiosa, mi aiutò a radicare ancora di più il mio ruolo di madre. Ogni giorno mi rinnamoravo dei miei figli, e ogni giorno scoprivo una nuova dimensione della maternità.
Bologna mi aprì le porte del Laboratorio di Parole del Circolo La Fattoria, del Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna, dei Poetry Slam, dei corsi dell'Università Primo Levi. Furono anni di crescita, di incontri con i veri poeti, quelli capaci di rapirti con la musica delle loro parole, di coinvolgerti profondamente nel loro universo esistenziale, che diventava anche il tuo.
Il laboratorio di parole
Il Laboratorio di Parole fu per me un luogo fondamentale. Mi offrì uno spazio di condivisione poetica, mi diede ascolto, confronto, amicizia e affetto. Ancora oggi porto nel cuore molte delle persone conosciute lì, anche se il tempo o la distanza ci hanno separati.
Per chi ama un luogo dove si respira poesia, il Laboratorio - ancora oggi attivo - rappresenta un vero e proprio punto di riferimento culturale. Crescendo con loro, cresceva anche la mia voglia di organizzare eventi, di promuovere reading poetici, di lavorare affinché la poesia diventasse un incontro continuo tra autori e pubblico.
Per anni fui l'anima del gruppo e la direttrice della rivista bimestrale “Parole”. Portai nella sede del Laboratorio, nel quartiere Pilastro di Bologna, alcuni tra i nomi più significativi della poesia contemporanea italiana. Coinvolsi anche professori dell'Università di Bologna per corsi di approfondimento letterario.
Erano anni intensi e pieni di entusiasmo. Il gruppo cresceva, ambiva a reading propri, orchestrati tra musica e poesia, ed era coinvolto in momenti di alto valore sociale e culturale. La rivista “Parole” evolveva: nuove rubriche e nuove voci la trasformarono in una pubblicazione autorevole nel panorama culturale bolognese.
La mia poesia cominciava a prendere corpo. Alcuni dei testi nati in quel periodo sarebbero poi confluiti nel mio primo libro di poesie.
Frequentavo già importanti figure del panorama poetico italiano come Davide Rondoni, Gianfranco Lauretano, Alberto Bertoni, Roberto Galaverni, Dante Maffia e Umberto Piersanti, con cui cercavo di costruire laboratori poetici e percorsi condivisi di crescita artistica.
Come spesso accade, però, anche i legami più forti possono incontrare insidie. Quando capii che era arrivato il momento, lasciai a malincuore il gruppo e l’incarico, mantenendo rapporti personali con chi desiderava conservarli. Sentivo che c’era ancora tanto spazio da esplorare, che la mia vita era pronta, ancora una volta, a seguire nuovi inizi.
Il laboratorio di parole
Quando lavoro fino a tardi Maria
quando lavoro fino a tardi Maria
quando esco in quella poca luce
azzurrina della sera
coni pensieri confusi
con gli occhi stanchi socchiusi
non sempre ti penso Maria
Maria mentre vada di corsa
verso l’autobus che scappa
rovisto il rigo per la cena
ripasso l’area per mio figlio
e il compito di geometria
non sempre ti penso Maria
Maria mentre asciugo
le lacrime di mia figlia
sempre distratta, innamorata
impaurita come me
che cerco d’insegnarle la via
non sempre ti penso Maria
Maria quando vedo
mio padre soffrire
mia madre invecchiare
le mie mani perdere forza
la mia voce melodia
non sempre ti penso Maria
ma se il tuo sguardo mi prende Maria
sull’altare o per la via
il tuo sguardo di ragazza
troppo presto e troppo amata
sento a pelle l’ebbrezza
la tua bellezza nel tempo fermata
e capisco Dio Maria
che da te è voluto nascere
che con te è voluto crescere
Tu che sei il capolavoro
della sua grande regia
dai forza alla mia voce
e alla penna che scrive e rivive
nella primavera avanzata un pianto
di madre un tenero impaccio di padre
l’abbraccio fammi sentire
e il miracolo del mio divenire
(da: Il tratto che ci unisce, Prova d’autore, 2009)
Un nuovo libro di poesie
Nel 2007, ancora all'interno del Laboratorio di Parole, cominciai a lavorare seriamente sulla mia poesia. Mi confrontavo con i grandi poeti del passato e con la poesia contemporanea, cercando la mia strada e nuovi stimoli creativi.
Durante un incontro per una ricorrenza del Laboratorio, scrissi per gioco un testo ironico in vernacolo toscano, dando voce a Beatrice Portinari che raccontava, in modo parodico, la sua versione della storia d’amore con Dante. Interpretai il testo a memoria ed ebbe grande successo. Da quell’esperienza nacquero altri monologhi: Ugolino, Gemma Donati, Caronte, Francesca da Rimini e altri ancora, sempre nel rispetto della Divina Commedia, ma rivisitati in chiave ironica.
Questi lavori diedero vita a un laboratorio scolastico e al mio primo libro edito: “Incontriamoci all’Inferno”, pubblicato con Pendragon di Bologna. Fu anche il momento in cui maturò in me la voglia di iscrivermi all'Università di Bologna.
Mi confrontai su questa scelta con un amico carissimo, il prof. Stefano Benassi, docente universitario purtroppo oggi scomparso. Parlai con lui delle mie aspirazioni, del desiderio di costruirmi un percorso accademico che mi potesse dare strumenti concreti. Temendo le difficoltà del latino, scelsi di iscrivermi alla Facoltà di Scienze della Formazione.
Grazie al mio lavoro, potei usufruire delle 150 ore di permessi studio e iniziai a frequentare i corsi universitari. Il primo esame, Storia dell'educazione, fu un successo: trenta e lode. Era solo l'inizio.
Nel 2009 arrivò il mio primo vero libro di poesie, “Il tratto che ci unisce”, con prefazione di Davide Rondoni, pubblicato da Prova d'Autore di Catania, anche grazie al sostegno di un’amica siciliana.
Molti dei testi di questo libro furono scritti durante lunghe notti di veglia, nate dal dolore per il nuovo allontanamento da mia figlia Alessandra. Finito il liceo, Alessandra decise di trasferirsi a Roma per studiare. Da allora ha scelto una carriera difficile e affascinante: è attrice e drammaturga, e oggi gira l’Italia portando in scena i suoi spettacoli teatrali.
Ch'era Domenica
ch’era domenica
ci s’accorgeva subito dagli odori
un trionfo il tegame col sugo che bolliva
la ciambella nel forno
e le tagliatelle già sparse sulla tovaglia
ad asciugare
e che sole a primavera
dallo spiraglio delle persiane
una quiete senza macchine
con le rondini a rincorrersi
il suono della campana
all’ora della messa
fnel vestirsi più cura
le scarpe nuove
e i capelli appena lavati
col tremore dell’attesa d’uno sguardo
in chiesa tra la folla
si alzavano gli occhi in preghiera
tra le mani giunte e il canto
poi nel ritorno quello sguardo
c’accompagnava fino a sera
era il preludio dell’amore
nell’innocenza di quei pochi anni
bastava a riempire il mondo
bastava per aspettare
la prossima domenica
tra le pagine dei libri
aperte sui banchi di scuola
con le nuvole tra le mani
e i sogni ancora intatti
il luogo dove poter stare
tu stammi vicino lo stesso
anche se io mi allontano
adesso fammi raccontare di te
di quelli che scopro e che amo
della gioia della conciliazione
dai forza alla mia voce
e alla penna che scrive e rivive
nella primavera avanzata un pianto
di madre un tenero impaccio di padre
l’abbraccio fammi sentire
e il miracolo del mio divenire
(da: Il tratto che ci unisce, Prova d’autore, 2009)
La prima laurea
Nel 2010, a cinquant'anni compiuti, coronai uno dei miei più grandi sogni: mi laureai all'Università di Bologna discutendo una tesi di Linguistica Italiana con il prof. Fabio Marri, dedicata allo studio della lingua di Giovannino Guareschi in Peppone e Don Camillo. Fu un'esperienza indimenticabile, un'emozione fortissima: la mia prima laurea.
Quell'anno uscirono anche due miei nuovi libri: “Caterina Sforza. Una forza della natura fra mito e poesia” con Faraeditore, e “Aldilà dello specchio fatato” con Il Filo. Quest'ultimo, una rivisitazione poetica delle fiabe classiche, fu arricchito dalla prefazione della prof.ssa Milena Bernardi, docente di Letteratura per l'Infanzia.
Parallelamente, continuavo a portare avanti laboratori scolastici sulla poetica dantesca e sulla poesia contemporanea. Cominciai a ricevere inviti sempre più frequenti per incontri poetici, presentazioni e letture in tutta Italia, ricevendo consenso e apprezzamento per il mio modo di raccontare e trasmettere la poesia.
La forte passione che nutrivo per la poesia si percepiva, e credo che proprio questo entusiasmo autentico abbia conquistato il pubblico. In quegli anni arrivarono anche recensioni e note critiche che mi aiutarono a comprendere che il mio lavoro aveva davvero qualcosa da dire.
Nel 2012 pubblicai un nuovo libro di poesie, “Incontri e Incantamenti”, con prefazione di Gianfranco Lauretano e postfazione di Dante Maffia. In questa raccolta c'è un testo a cui sono particolarmente legata: una poesia scritta per mio figlio Enrico, che si è rivelata profetica.
Infatti, come narrato nei miei versi, anche lui decise di lasciare casa molto presto. Dopo un anno di Erasmus a Monaco durante il secondo anno di università, concluse il suo percorso accademico e iniziò a vivere da solo, prima a Bologna, poi all'estero: Germania, Messico, ancora Germania e infine Austria. Oggi Enrico è un archeologo alla ricerca della sua strada nel mondo.
La prima laurea
Diventa mio padre, portami
Diventa mio padre, portami
per la mano
dov’è diretto sicuro
il tuo passo d’Irlanda.
Giorgio Caproni, Il muro della terra
c'èun’erba più verde
bagnata come pianto
in questa primavera
sembra il canto
dei tuoi giovani anni
figlio dei vent’anni
figlio dei giorni bui
piovosi
e dei cieli immensi
subito sereni
luminosi da non guardare
figlio che non inganni
figlio degli affanni
e del tempo che ride
beffardo e per incantamento
nell’azzardo
ti porta altri orizzonti
figlio dei tramonti
figlio degli incontri
figlio tra la gente
come pietre di sorgente
acqua smarrita
ma donata ritrovata
figlio della vita
anch'io mi sono vestita
di verde
ma più chiaro
come il giorno
che Maria ti sorrise
che ti mise nelle mie mani
figlio del domani
che ancora stringo
in un abbraccio
che non so lasciare
non mi rimproverare
figlio che devi andare
(da: Incontri e Incantamenti, Raffaelli, 2012)
La laurea magistrale
Nel 2013 completai il percorso della Laurea Magistrale all'Università di Bologna. Questa volta scelsi Lettere, superando tutte le difficoltà e intraprendendo un cammino entusiasmante tra filologia, letteratura e linguistica.
La mia tesi, seguita dal prof. Marco Antonio Bazzocchi, fu dedicata al romanzo Malombra di Antonio Fogazzaro, con approfondimenti sulla rivisitazione cinematografica di Mario Soldati. Un'altra tappa emozionante e significativa del mio percorso di studi.
Marina di Malombra è uno dei primi personaggi della narrativa italiana a essere caratterizzato da un'autentica introspezione psicologica. Fogazzaro, in un certo senso, anticipa Freud, se consideriamo che il romanzo risale al 1864.
L'ambientazione del libro, identificabile con il lago del Segrino tra Como e Lecco, ha da sempre esercitato su di me un fascino particolare. Spesso, visitando il Lago di Como, ho cercato di immaginare dove potesse sorgere la villa degli Ormengo e l’orrido dove si conclude la tragica vicenda di Marina. Amo profondamente i luoghi letterari e desidero visitarli tutti.
Di questo periodo universitario conservo ricordi splendidi: fu come un tuffo nella giovinezza e nella contemporaneità. Riscoprii le mie capacità di studio, memorizzazione, analisi critica e relazione. Darsi obiettivi e raggiungerli mi diede una nuova energia positiva e una solida autostima.
Nascita di EstroVersi Associazione Culturale
Nel 2014, insieme ad alcuni amici, a Maurizio e ad Alessandra, decisi di fondare un’associazione culturale per proporre incontri di poesia a Bologna. Così nacque EstroVersi.
Da subito iniziarono importanti collaborazioni, come quella con il Grand Hotel Majestic già Baglioni, che divenne il luogo ufficiale per la rassegna “Un thè con la poesia”.
Parallelamente, iniziai a collaborare con il sito culturale Altritaliani, curando la rubrica Missione Poesia, dove pubblico articoli di recensione dedicati agli autori contemporanei. Ad oggi, ho scritto circa 150 articoli, di cui 80 raccolti nella antologia “Ritratti di Poeta”, pubblicata dalla Puntoacapo Edizioni alla fine del 2019.
L'associazione EstroVersi cresce di anno in anno e si occupa oggi anche di teatro, pittura e musica. Dal 2022 organizza il Festival delle Arti in Toscana (giunto alla VI edizione) e altri eventi culturali su tutto il territorio nazionale, inaugurando nuove sedi operative in Toscana e nel Lazio.
Nascita di EstroVersi Associazione Culturale
Gli altri libri
Nel corso degli anni, la mia produzione poetica si è arricchita di nuovi titoli. Nel 2013 esce il poemetto “Ero Maddalena” (Prefazione di Gabriella Sica e postfazione di Rosa Elisa Giangoia), pubblicato da puntoacapo editrice.
Nel 2015 viene pubblicato “Maria e Gabriele. L’accoglienza delle madri”, con prefazione di Massimo Morasso, sempre per puntoacapo editrice.
Nel 2017 esce “Nel nome del mare” (Prefazione di Fabio Canessa), edito da Carteggi Letterari, un’opera che esplora ulteriormente il mio legame profondo con il mare e i suoi simbolismi poetici.
Parallelamente, ho pubblicato diversi lavori tra cui il saggio dedicato alla figura di Ersilia Bronzini Majno (Pendragon, 2013), e ho contribuito con articoli, saggi e testi poetici a numerose antologie letterarie.
Negli stessi anni, si è intensificata anche la mia attività di curatrice editoriale di antologie di saggistica e raccolte di racconti, ampliando il mio impegno nella promozione culturale e letteraria contemporanea.
Da Ero Maddalena
[…]
chi sono chi ero per carità
pensiero dammi forza
certezza dammi poi ricorda
una salita irta rovinosa
dietro a tutta quella gente
ad un uomo alla sua croce
la sua voce si è fatta fioca
e quella frusta come schiocca
le ferite della carne son le sue
e son le mie me le sento
una ad una e sua madre
che sorreggo mentre cade
*
la sorreggo per le spalle
per lo scialle che riannodo
poi un chiodo dopo l’altro
conficcati nelle ossa
su due pali stagliati al vento
mentre un lampo rinnega il cielo
poi lo rompe poi lo squarcia
è finita la sua marcia la nostra
resta sospesa la fede non serve più
Gesù, Gesù chiede da bere
perché è stato abbandonato
il soldato ride scherza se ne burla
*
sa che è l’ultimo respiro come me come
la folla
che attendiamo quella morte
la sua morte la nostra
arriverà dal fondo dalla terra
come pietra di miniera
scavata gettata in grembo
alla storia al tempo al luogo
che gli dettero la gloria
poi il dileggio
lo sfogo rimasto memoria
la mano che non si alza più
*
Gesù, Gesù fissi gli occhi al cielo
nel gelo che tutto avvolge
non lasciarci qui a tremare
non lasciarci guardare
il dado che vince la tua veste
sentire il tuo nome bestemmiare
non lasciarmi ti prego il lutto
la bestia che sento dentro
il frutto del mio malanno
non lasciarmi a rinnegare
cadere in nuove seduzioni
fammi morire oggi con te
*
è un nome che cerco
dall’amica che invoco
l’amica dal camice bianco
tu devi saperlo
tu che mi hai aperto
i cardini di questo tempio
o forse amica non eri
non lo so più spesso mi leghi
anche tu come lui non mi spieghi
perché so gridare forte
so sputare nel tuo viso di Madonna
so maledire il tuo essere donna
[…]
(da Ero Maddalena, Puntoacapo, 2013)
Le traduzioni
Cominciarono ad arrivare anche le traduzioni dei miei testi su riviste internazionali e in libri editi. Alcune mie poesie sono state tradotte in inglese, romeno, ungherese, arabo e spagnolo. Il poemetto “Ero Maddalena”, ad esempio, è stato pubblicato in diverse lingue, tra cui inglese, romeno e ungherese.
Mi sono appassionata sempre di più al mondo delle traduzioni letterarie e, su richiesta di alcuni autori, ho iniziato a tradurre opere poetiche, collaborando con la sezione internazionale della collana Altrescritture di puntoacapo editrice.
Tra le mie traduzioni pubblicate:
- 2019 – Dal romeno: “L’eco, solo lei” del poeta Ion Deaconescu.
- 2020 – Dal francese: “Corpo indifferente” del poeta ungherese Attila F. Balàzs, vincitore del Premio Internazionale Camaiore 2021.
- 2022 – Dal francese: “Le pietre lievi del silenzio” dell’autrice algerina Amina Mekhali (purtroppo recentemente scomparsa).
Grazie al lavoro di traduzione, sono arrivati anche gli inviti a partecipare ai Festival Internazionali di Poesia, occasioni straordinarie per incontrare grandi voci della poesia mondiale e vivere esperienze culturali uniche e arricchenti.
Le traduzioni
La collana Cleide
Nel 2018 ho inaugurato, insieme a Giancarlo Pontiggia, la collana di poesia under 40 “Cleide” per la Minerva Edizioni di Bologna.
La collana prevede la pubblicazione di due libri all'anno di giovani autori: voci nuove e brillanti del panorama poetico nazionale, che hanno già raccolto importanti riconoscimenti, vinto premi prestigiosi, operato per la divulgazione della loro poesia e ricevuto apprezzamenti significativi da parte della critica letteraria.
Questa iniziativa, nata come una vera e propria sfida editoriale, rappresenta per noi un motivo di grande orgoglio. Non è facile convincere un editore a investire nella poesia contemporanea, soprattutto sostenendo la pubblicazione senza costi per gli autori.
Oggi Cleide è diventata un piccolo fiore all'occhiello della Minerva Edizioni, che continua a credere e a sostenere con entusiasmo questo progetto dedicato alla promozione della nuova poesia italiana.
Voci Prime
Nel 2021 è uscito il mio primo romanzo intitolato “Voci Prime”, edito da Minerva Edizioni. Ormai prossima a lasciare la mia attività lavorativa presso l'INPS, ho deciso di raccontare, in questa prova in prosa, le storie di alcune donne incontrate durante il mio percorso di consulente e responsabile di Agenzia.
Il romanzo affronta con delicatezza e forza il tema della violenza di genere, ispirandosi a storie reali di donne realmente conosciute. È stata un’esperienza intensa, carica di emozioni profonde e di grande responsabilità narrativa.
“Voci Prime” ha ricevuto il Premio per la narrativa INPS, consegnato dal Prof. Pasquale Tridico durante il Salone del Libro di Torino nell'ottobre 2021. Il romanzo ha ottenuto numerose recensioni e l'interesse della RAI, che ha realizzato e pubblicato un video di presentazione sul portale Rai Cultura - Letteratura.
Mi piacerebbe trasformare questo romanzo in una pièce teatrale, per dare ancora più voce e forza a queste storie di resilienza femminile.
“C’è un fiore che, per sua natura e per tradizione, parla di donne, di figli, di madri: il Giglio di mare. Si narra, infatti, che questo fiore sia nato dal latte perduto dalla divina Era, moglie di Zeus, mentre Ercole lo succhiava con troppa foga. Parte del liquido divino schizzò in cielo generando la Via Lattea e parte cadde sulle spiagge generando i gigli. Le storie di Sara, nate da incontri avvenuti nell’ambito del suo lavoro in Previdenza, raccontano di queste donne, di queste Voci Prime che inevitabilmente si innestano con la sua.”
Voci Prime
La causa dei giorni
L'8 giugno 2022 è uscito il mio nuovo libro di poesie “La causa dei giorni”, pubblicato da InternoPoesia con la prefazione di Giovanna Rosadini.
È un libro a cui ho dedicato una lunga riflessione, arrivato a distanza di cinque anni dall'ultima mia pubblicazione poetica. La causa dei giorni rappresenta, credo, la piena espressione della mia maturità poetica.
La raccolta si ispira all'archetipo della Matriosca, metafora perfetta della poetica dell'esperienza che percorre l'intera opera. Ogni fatto, ogni avvenimento, ogni sentimento si concatenano: un evento genera un altro evento, in una sequenza inevitabile di cause ed effetti che si inseguono senza scampo.
Affiora alla lettura un paesaggio vivido: luci, odori, asperità naturali, il ciclo delle stagioni, gli slanci, le attese e le delusioni inflitte dal tempo. Il ritmo poetico diventa il ritmo stesso del respiro e del sentire, segnato dalle vicende della vita.
“La nuova raccolta di Cinzia Demi, pubblicata a cinque anni dall'ultima prova in versi, si rapporta con un nuovo archetipo, quello della Matriosca. La causa dei giorni è un libro frutto di una poetica dell'esperienza basata su fatti, avvenimenti e sentimenti che provocano un determinato effetto che, a sua volta, dà origine a un altro fatto, in una sorta di concatenazione di eventi: ogni passaggio della vita si collega così inevitabilmente al precedente e al successivo, e ne trae forza o debolezza senza scampo. Affiora alla lettura il paesaggio con le sue luci, i suoi odori, le sue asperità, il ciclo delle stagioni, gli slanci, le attese e le delusioni che il tempo infligge. Il ritmo della poesia, per Demi, è come il ritmo del suo respiro e del suo sentire, spezzato dalle vicende della vita.”
Bisognerà capire cosa ci porta
bisognerà capire cosa ci porta
a credere nei grani a farne
sabbia di clessidra tra le mani
a non rompere i cristalli dorati
a tornare là dove siamo nati
nella casa con le pareti bianche
dove ogni cosa ha un nome
che chiamiamo ogni confine
è un richiamo che rapido svalica
si espande nel mondo
in un sussulto di folate
tra
bacche d’acacia e lino chiaro
nella luce obliqua delle persiane
nel sacramento giurato sul
simulacro trasparente del mare
bisognerà capire cosa ci resta
della pazzia della festa del
calore di fiamma che ancora
difende la giovinezza
dei nostri corpi abbracciati
nell'alba tra i vapori, mentre
sprofonda l’ombra delle sagome
che ci furono accanto e d’un
tratto la memoria è un male
stordente l’umanità affonda
nella ragione oscura
i papaveri stentano a fiorire
e un tempo immobile non
spiega non glorifica
ma non
rinnega la causa dei giorni
(da: La causa dei giorni, Interno Libri, 2022)
Traduzioni
Nel 2023, l'autrice rumena Aura Christi mi ha chiesto di tradurre il suo libro di poesie “Grădini austere”. Si tratta di una poesia complessa, ricca di riferimenti filosofici e immagini gotiche. La sfida è stata notevole, ma altrettanto grande è stata la soddisfazione.
Nel 2024 è uscito, dopo un profondo lavoro di ricerca e introspezione, il volume “Giardini austeri”, pubblicato da Puntoacapo Editrice e presentato in vari incontri culturali in Italia.
Il 2024 segna anche il ritorno alla traduzione poetica di Ion Deaconescu. Il suo nuovo lavoro, “Memorie d'aria” (Memoria Aerului), sarà pubblicato nel 2025 da Terra d'Ulivi Edizioni.
Contemporaneamente, nuovi traguardi internazionali si aggiungono alla mia carriera: “La causa dei giorni” viene tradotto in romeno, spagnolo e francese, mentre “Il solstizio dei sentieri” è tradotto in romeno.
Questi importanti risultati sono stati possibili grazie alla preziosa collaborazione con la prof.ssa Irina Lupu, la prof.ssa Carmen Bulzan e il prof. Mario Selvaggio, che hanno reso possibile ascoltare i miei versi risuonare in altre lingue: un'emozione straordinaria e indescrivibile.
Traduzioni
Ancora un nuovo libro
Il 2024 è anche l'anno dell'uscita de “Il solstizio dei sentieri”, accolto da Davide Rondoni nella sua collana I passatori. Contrabbando di poesia, pubblicata da CantaCanta – Capire Edizioni.
Questo libro rappresenta la naturale conseguenza del precedente lavoro “La causa dei giorni” (uscito nel 2022 per InternoLibri), dove, attraverso una poetica dell’esperienza basata su eventi concatenati, si esplorava come ogni passaggio della vita sia inevitabilmente legato al precedente e al successivo, traendo forza o debolezza.
Ne Il solstizio dei sentieri, la poetica evolve: emergono le figure umane che vivono questi eventi, vestendosi di sofferenze, inquietudini, ricordi e desideri. Il loro unico archetipo di riferimento è l’interiorità, la fragilità che ciascuno porta con sé nel confronto quotidiano con le incognite della vita.
Le diverse sezioni del libro testimoniano la complessità dell'esistenza attraverso variabili tematiche come:
- Decalogo dell’abbandono
- Precariato
- Sudario
- Labirinto
- Peccato
- Sogno
In ognuna di queste sezioni si riflette sulla fragilità umana nelle diverse circostanze dell’esistenza. Le brevi citazioni letterarie poste a inizio di ogni sezione fungono da guida ulteriore alla comprensione del testo e tracciano un sentiero di lettura profondo e suggestivo.
Premio Camaiore
Nel 2023, sono stata invitata da Rosanna Lupi, presidente del Premio Letterario Internazionale Camaiore – Francesco Belluomini, a entrare a far parte della giuria. È stato per me un grande onore e motivo di lusinga.
Ho sempre considerato questo Premio tra i più importanti e prestigiosi per la poesia italiana. In passato avevo ricevuto alcuni riconoscimenti minori, senza mai vincerlo, e ora poter contribuire attivamente esprimendo il mio parere e il mio voto sui poeti in gara è per me una responsabilità significativa e appassionante.
Purtroppo, la collaborazione con Rosanna Lupi è durata poco: la presidente ci ha lasciati prima dell’uscita del bando dell’edizione 2024. Continuo tuttavia a far parte della giuria, ora presieduta da Michele Brancale, giornalista, scrittore, poeta e amico.
Il Premio giungerà alla sua XXXVII edizione nel 2025, e sono felice di poter contribuire alla sua storia, selezionando e premiando le migliori voci della poesia contemporanea.